28.09.2008
, Inserito da: michelemoor, in Blog
 - Sicurezza

Senza strategia

Per la seconda volta nella storia della Confederazione il Consiglio Nazionale ha bocciato un programma di armamento.

Come la prima volta, nel 2005, l’ha fatto con un’alleanza tra UDC e sinistra. Sembra che solo i due partiti “di centro” sostengano il capo del Dipartimento della Difesa, della Protezione della Popolazione e dello Sport (DDPS).Eppure i principali progetti contenuti nel programma di armamento presentato in questi giorni sembrano necessari e ragionevoli: equipaggiare la fanteria con dei veicoli che la proteggano da schegge e perfezionare il sistema di protezione aerea costituito dall’aeroplano da combattimento F/A18. Si tratta di due progetti probabilmente indispensabili per combattere in modo serio le forme di minaccia attuali, tutelando contemporaneamente la sicurezza dei nostri soldati di milizia.

Per questo sembra che solo il PLR e il PDC siano coerenti e desiderino una politica di sicurezza efficace. In realtà anche il comportamento del PS e dell’UDC ha una sua logica.

L’obiettivo finale del PS rimane l’abolizione dell’esercito, per cui è logico che approfitti di ogni occasione poco chiara che si presenta in parlamento per indebolirlo: è stato importante e giusto da parte di PLR e PDC rifiutare la proposta di collaborazione di una controparte così poco affidabile.
Gli obiettivi dell’UDC sono due: da una parte costringere il consigliere federale Samuel Schmid a rassegnare le dimissioni, dall’altra ottenere dal parlamento l’elaborazione di una strategia per la politica di sicurezza.
 
Proprio questo è il vero problema: la Svizzera non dispone attualmente di una strategia per la politica di sicurezza, motivo per il quale in questo ambito i parlamentari prendono delle decisioni puntuali, per esempio annualmente quella sul programma di armamento. Ma sono delle decisioni dettate non da una strategia, ma da interessi economici e politici a breve termine.
La definizione di una strategia moderna sarebbe un compito del parlamento; ma è utopico pensare che, soprattutto nel clima politico attuale, questo compito venga svolto. Quindi potrebbe essere il capo del DDPS a proporne una, per permettere al parlamento di avere una base di discussione.
Si ricordi a questo proposito che il Capo del DDPS dispone della Direzione della Politica di Sicurezza, che potrebbe impiegare a questo scopo: si tratta di una delle tante componenti del DDPS che si potrebbe tranquillamente abolire, proprio perché non produce niente.
 
Indipendentemente dal risultato dell’inchiesta della speciale commissione del Consiglio nazionale sul capo dell’esercito Roland Nef, che è giusto aspettare, la grande debolezza del consigliere federale Samuel Schmid sta proprio nel suo modo di condurre il Dipartimento. Egli è poco propositivo e, probabilmente di conseguenza succube dei suoi funzionari.
Per il bene di un’istituzione importante come l’esercito, che viene continuamente sfruttato per giochi politici, sarebbe comunque opportuno che si cambiasse il Capo del DDPS.








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