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06.11.2009
- Economia
Un'amnistia fiscale italiana diversa dalle precedenti
In questi giorni si parla molto dell’amnistia fiscale italiana in corso, anche perché, per diversi motivi, è diversa da quelle che l'hanno preceduta.
Primo. La situazione politica internazionale è cambiata radicalmente rispetto a qualche anno fa, quando l’Italia ha proposto la prima e la seconda amnistia fiscale. In particolare, la posizione della Svizzera è molto più debole, non da ultimo per colpa di una politica estera che negli ultimi anni si è allontanata sempre più da quelle che sono state storicamente le sue peculiarità positive. Ne risente in particolare la credibilità della Svizzera. Per esempio con la Libia.
Secondo. Di conseguenza, ma anche perché colta spesso impreparata, la Svizzera subisce sempre più “la legge del più forte”, che in ambito internazionale significa piegarsi alle volontà di stati più grandi. Cosa che la Svizzera, considerate le sue dimensioni, deve evidentemente fare sovente. Per esempio con gli Stati Uniti.
Terzo. Il sistema bancario svizzero, pur non essendo cambiato nella sostanza, appare meno solido. In particolare le grandi banche (CS e UBS) hanno assunto un ruolo e una dimensione troppo importanti e non rispettano regole fino a poco tempo fa comunemente ben accettate. Per esempio la presenza di ex-dipendenti UBS ai vertici della FINMA.
Quarto. Proprio le due grandi banche, per raggiungere dimensioni che si stanno rivelando strategicamente sbagliate, si addentrano in mercati non di loro competenza, che non conoscono bene, in particolare per quel che concerne le regole, mettendo a repentaglio lo stato di diritto svizzero. Per esempio l’UBS negli Stati Uniti.
Quanto esposto sembra molto internazionale e molto lontano, ma, nell’era dell'economia globalizzata e dell’informazione immediata, influenza in modo importante anche quanto sta accadendo in Ticino.
Non so quanto valga la pena cercare di capire chi siano i responsabili di questa situazione. Certo è che il Consiglio Federale, e con lui una parte della classe politica a tutti i livelli istituzionali, non ha una visione strategica, nel caso specifico in ambito economico finanziario. Quanto avviene in questo momento riguardo all'amnistia fiscale italiana in corso non fa eccezione: si son fatti cogliere impreparati associazioni e governi, sia a livello cantonale che a livello federale.
Anche la reazione, forse buona ma tardiva, del Consigliere federale Merz non fa eccezione: è stata presa, come altre in precedenza, in modo unilaterale, senza informare i colleghi Consiglieri federali, dai quali ora rischia di non ottenere l’appoggio.
Probabilmente la “battaglia” in corso tra Svizzera e Italia in ambito bancario è, come quella di qualche mese fa tra Svizzera e Germania, soprattutto una "battaglia" mediatica. Se così fosse, questa “battaglia” la Svizzera l’ha già persa da un pezzo.
Non per questo però la Svizzera, e in particolare il Ticino, che subirà indubbiamente le conseguenze di questa sconfitta, perderà la “guerra”. Ma se non la perderà, sarà solo grazie alla qualità che contraddistingue, anche in ambito internazionale, tutti quei ticinesi e quelle ticinesi che operano in ambito bancario; e all'impegno di pochi politici e pochi partiti politici che si sono mossi per tempo per difendere i loro interessi.
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