23.03.2011
, Inserito da: michelemoor, in Blog
 - Economia

La bolla dell'indebitamento UE è destinata ad esplodere?

L’Unione europea è al bivio: il nuovo fondo di stabilità, con 250 miliardi di euro effettivi, si scontra con la necessità di uno stanziamento di 1'000 miliardi di euro per finanziare Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna nei prossimi tre anni. Meglio una conversione efficace del debito ad opera del mercato o l’illusione dell’esistenza di stati con bilanci solidi? Il nuovo Bollettino finanziario di Wegelin & Co. no. 275 illustra le insidie dell’attuale modus operandi dell’UE e confronta i pericoli esogeni (Giappone, Libia) con l’indebitamento endogeno.

Entro fine marzo 2011 l’UE desidera trovare una soluzione a lungo termine all’indebitamento dei propri stati membri: sono quindi necessari non solo una maggiore capacità di finanziamento e una nuova credibilità dei debitori, ma anche un progetto di protezione nei confronti dei paesi più solvibili. L’UE è ora confrontata con una decisione fondamentale: meglio un ordinamento aperto, in cui sia il mercato stesso a stabilire i propri incentivi di disciplina attraverso premi di rischio adeguati o una struttura che imponga con mezzi sovrani (sanzioni) una sorta di nuova economia pianificata? Quest’ultima dovrebbe in ogni caso prevedere l’eliminazione delle differenze di produttività e l’armonizzazione delle imposte e delle prestazioni sociali.
È sorprendente come i mercati elaborino in modo efficiente shock reali quali stati pericolosamente indebitati, catastrofi nucleari o difficoltà di approvvigionamento di petrolio conseguenti a disordini politici. Finché non incorrono in illusioni del tutto prive di fondamento, le ripercussioni sulla congiuntura mondiale rimangono limitate. Purtroppo si teme che le istituzioni europee rimangano arroccate nelle proprie posizioni, perseverando nel tentativo di creare stabilità presunta.

Date tali premesse, e anche a seguito dei forti sconvolgimenti sui mercati finanziari verso la fine del primo trimestre 2011, sono ancora da preferire investimenti a carattere reale. I valori reali offrono protezione dal crollo, per ora solo rinviato, di valori nominali sopravvalutati.

 

 

 








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