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26.07.2008
- Sicurezza
Errori su errori
Il Capo dell'Esercito dà le dimissioni: la scelta migliore, ma Schmid fa errori su errori.
Roland Nef non poteva fare scelta migliore. Decidendo di rinunciare alla sua funzione ha perlomeno messo un argine a quel mare di profonda incertezza in cui stava ormai per affogare il nostro esercito, dopo le preoccupanti rivelazioni sui trascorsi del suo capo apparse sulla stampa all’inizio di questo mese. Non si può dire altrettanto delle scelte compiute finora dal suo diretto superiore, il capo del Dipartimento federale della difesa Samuel Schmid. Giunti a questo punto, infatti, due dimissioni sarebbero state più che auspicabili. Se quelle due poltrone alla testa dell’esercito svizzero fossero entrambe vuote, allora si potrebbe davvero ripartire a testa alta. Giudico dunque insufficiente la reazione delle Commissioni politiche per la sicurezza, che nel loro incontro di ieri si sono limitate a chiedere un esame del Dipartimento di Schmid e delle modalità con cui viene scelto un capo dell’esercito, senza spingersi a chieder anche le dimissioni del consigliere federale.
La scelta di Nef è soddisfacente non solo perché significa il ritiro di una persona inadeguata alla carica affidatagli, ma anche perché ha permesso di bloccare una strategia, quella messa in atto proprio da Schmid, davvero pessima. Annaspando nel tentativo di risolvere una situazione da tempo sfuggitagli di mano, il capo della difesa ha deciso di sospendere il capo dell’esercito fino al 20 agosto, propendendo dunque, e non è certo la prima volta, per una non-scelta. Ma l’esercito svizzero non può stare senza un capo, oltretutto mentre sulla sua testa pende la spada di Damocle di una nomina appena ufficializzata e già rivelatasi quantomeno inappropriata. Questo senza nulla togliere ad André Blattmann, nominato successore di Nef ad interim, persona affidabile e molto capace (sicuramente tra i papabili anche come successore definitivo). Quel che è certo è che il Consiglio federale, ora, deve muoversi con estrema attenzione; si è messo, infatti, in un bel pasticcio. Fin dal momento in cui ha escluso una serie di candidati molto validi, e ora non più disponibili (alcuni si sono anche ritirati dall’esercito), per scegliere l’uomo proposto da Schmid. Proposta che è solo l’ultima di una serie di danni arrecati al nostro esercito dall’attuale capo della difesa, il quale, ogni volta che si profilava una scelta importante - lo affermo sull’esperienza di quanto visto mentre ero presidente della società svizzera degli ufficiali - non ha saputo far altro che sbagliare.
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