27.08.2009
, Inserito da: michelemoor, in Blog
 - Economia

Goodbye America

Wegelin & Co. pianifica un’ampia ritirata dal mercato dei capitali americano. L’inasprimento del regime QI e l’estensione dell’imposta di successione previsti dal governo statunitense pongono le banche di tutto il mondo di fronte a problemi insuperabili e a una forte insicurezza giuridica. Stando alla dichiarazione del dott. Konrad Hummler, socio accomandatario della banca privata, “questa situazione è insostenibile”. Il governo di quella che è stata l’economia di mercato più vitale al mondo, palesemente ignora il suo tallone d’Achille e commette errori allarmanti.

Il modello commerciale della gestione patrimoniale transfrontaliera dev’essere rivisto, perlomeno per quanto riguarda le “US Persons”. Il governo Obama non intende solo eliminare tutti i possibili rifugi fiscali per i cittadini americani, ma sta preparando un’importante estensione dell’obbligo fiscale anche per i non-americani. Innanzitutto, la revisione dell’Accordo sul “Qualified Intermediary” porta a rischi giuridici insostenibili per le banche svizzere. Nella funzione di “longa manus del fisco americano” dovrebbero essere in grado di riconoscere chi sia imponibile negli Stati Uniti: un’impresa impossibile, vista la definizione molto vaga e praticamente sconfinata dell’effettivo obbligo fiscale. In futuro dovranno passare alla cassa per l’imposta di successione americana (“Estate Tax”) non solo i cittadini americani, bensì anche gli stranieri. L’unica condizione è il possesso di un titolo americano nel proprio portafoglio. Questo significa che un cliente da “non US Person” può diventare “US Person” in modo praticamente impercettibile. Il pericolo di una dichiarazione errata senza colpa da parte delle banche nei confronti dell’IRS diventerebbe troppo grande.

La decisione di consigliare ai clienti l’uscita da tutti i titoli americani si basa anche sulla constatazione che gli USA sopravvalutano a dismisura l’attrattiva della propria piazza finanziaria. Così, secondo Konrad Hummler, il governo Obama commette un errore d’impostazione fondamentale: non riconosce che il suo problema di fondo, in seguito all’enorme bisogno di capitale, risiede nel finanziamento. Oltre all’ampiezza dell’indebitamento totale (fino al 600% del PIL!), il bollettino finanziario sottolinea lo spaventoso “finanziamento proprio” USA: la mano pubblica, altamente indebitata, è contemporaneamente debitore e creditore.  Le fonti tradizionali di finanziamento si stanno prosciugando e la banca centrale si vede attualmente costretta ad acquistare la metà di tutte le obbligazioni di nuova emissione. Le presenti misure di salvataggio da parte della banca centrale comportano un pericolo d’inflazione; i dubbi sul dollaro americano crescono. Insieme con la constatazione di uno stato che interviene per mantenere le strutture esistenti, e che oltretutto segue una politica ostile alle imprese, si sta delineando l’immagine di una potenza mondiale sempre meno attrattiva, con montagne di debiti e problemi.
 








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