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21.09.2007
L'intervista
Popolo e Libertà
1. Cosa l’ha spinta a candidarsi sulla lista del PPD per il Consiglio Nazionale?
Non ho mai fatto politica. Fino ad ora mi sono dedicato principalmente alla mia famiglia, alla professione di banchiere e ho servito il mio Paese nell’esercito. La complessità della società odierna non permette più di ottenere risultati ad alto livello in ogni ambito: è necessario effettuare delle scelte. Ora ho deciso di candidarmi per il Consiglio Nazionale, perché constato che la sicurezza, presupposto di benessere economico e sociale e condizione di libertà, è minacciata su più fronti. Ho deciso di candidarmi nelle liste PPD per almeno tre motivi. Innanzitutto perché è un partito che basa la sua azione politica su dei valori, quelli cristiani, che guardano con tolleranza a sistemi di valori diversi, uno spirito di apertura questo che è alla base delle moderne società occidentali. In secondo luogo, perché è un partito che, a differenza di altri, ha il coraggio di accettare la presenza al suo interno di correnti diverse, facendole dialogare e convivere, nel rispetto del programma del partito stesso. Infine perché, osservando le liste delle prossime elezioni federali, ci si accorge che i candidati che possono rappresentare in modo credibile ed efficace il mondo economico e lo spirito liberale che lo anima sono decisamente pochi.
2. Esiste sicuramente per lei, in questa scelta, anche un desiderio di servizio al Paese, alla gente che tutti i giorni incontra con i suoi problemi. Come intende realizzarlo?
Dedicandomi alla politica desidero contribuire ad aumentare la sicurezza dei miei concittadini e delle mie concittadine: sia in senso stretto che in senso lato. Dal 2005 sono Presidente della Società Svizzera degli Ufficiali. Giornalmente mi occupo di politica di sicurezza, a stretto contatto con il Consigliere federale Schmid, il Parlamento e le Commissioni. Questa esperienza mi ha portato a concludere che la sicurezza intesa in senso stretto è qualcosa di molto concreto, a volte brutalmente concreto: questa sicurezza riguarda la nostra vita di tutti i giorni e per molti aspetti è in primo luogo una questione di politica interna. Una mia collaboratrice mi ha ad esempio raccontato di come i suoi genitori, dei pensionati che abitano a Besso, alla periferia di Lugano, abbiano paura di aprire la porta del loro appartamento. Le mie bambine adorano giocare nel parco accompagnate dai nonni, ma in alcuni parchi giochi del Luganese non possono mettere piede a causa della presenza di spacciatori. L’esercito rimane uno strumento importante della politica di sicurezza, ma gli esempi che ho citato ci fanno capire che il ricorso ad altri strumenti, tanto a livello preventivo che repressivo, è fondamentale. Ho deciso di mettere a disposizione delle mie concittadine e dei miei concittadini l’esperienza maturata nel corso della mia carriera militare per garantire anche in futuro, nella vita di tutti i giorni, la sicurezza necessaria al benessere del nostro Paese e dei suoi cittadini. Anche la sicurezza intesa in termini più generali è un bene di cui tutti devono poter godere. Questa sicurezza è quella che deriva dall’accesso ad una formazione di qualità, da un posto di lavoro adeguato alla propria formazione, da una pensione sufficiente, da cure mediche di qualità e da un sistema fiscale semplice e trasparente, da un ambiente integro e da una mobilità efficiente. Anche la sicurezza che deriva da questi fattori è presupposto di benessere economico e sociale e condizione di libertà, e il fatto che sia minacciata mi preoccupa, soprattutto perché avviene nonostante un aumento degli interventi dello Stato. Con il mio impegno politico, voglio che lo Stato impieghi le proprie risorse per mantenere le condizioni quadro adeguate a salvaguardare un livello di sicurezza tale da permettere alle proprie cittadine e ai propri cittadini di realizzarsi ed evolvere sul piano personale e sociale. Lo Stato deve però lasciare la giusta libertà d’azione all'economia. Dal 2002 sono contitolare di una banca privata. Sono un imprenditore e so che, malgrado attualmente l'economia attraversi ancora una fase positiva, prima o poi ci troveremo confrontati con un altro periodo di crisi: è la vita. Ho ancora bene in mente quella che investì il sistema bancario nel 2002: con gli altri soci decidemmo allora, contrariamente a quanto fece la concorrenza, di investire nel personale, di diminuire l'utile della banca per non licenziare nessuno. Una decisione importante, resa possibile anche dal sistema economico svizzero nel quale abbiamo il privilegio di operare. Questo sistema deve essere difeso e ulteriormente migliorato, per aumentare il benessere di tutti. Ho deciso di candidarmi per il Consiglio Nazionale proprio per mettere a disposizione dei miei concittadini e delle mie concittadine le esperienze maturate in ambito economico e in quello della sicurezza e contribuire così a garantire anche in futuro la sicurezza indispensabile alla creazione del benessere.
3. Quale sarà il tema principale del suo invito a rimanere fedele, a votare e a credere nella democrazia del PPD?
Tutti i partiti, soprattutto quelli storici, sono percorsi da divisioni più o meno profonde. Ce lo ricordano a scadenze regolari i toni del dibattito politico e le campagne elettorali. Disquisire su quale partito sia maggiormente toccato da queste divisioni e in quale misura, mi sembra un esercizio poco utile. Un partito che emargina una delle sue correnti più importanti rischia però di non rappresentare più una parte dei suoi elettori e di non essere in grado di costituire l’alternativa (profilata) che afferma di essere. Questo all’interno del PPD non avviene. Il PPD offre agli elettori un’alternativa sostanziale rispetto agli altri partiti, perché, valorizzando e conferendo attualità al suo referente cristiano, dà una lettura unica dell’individuo e delle sue aspirazioni e della famiglia e del suo ruolo nella società. La centralità che assume per noi la famiglia deriva proprio da questo: attraverso di essa, come predicava Giovanni Paolo II, passa l'avvenire dell’umanità. La famiglia è una colonna portante della società e se la sua importanza è ignorata e la sua integrità minacciata è illusorio pensare che l’intervento dello Stato potrà in qualche modo porvi rimedio. Lo Stato non potrà mai sostituire o surrogare la famiglia: equivarrebbe ad una cura (dai risultati incerti) che ignora le cause del malessere. Potremo guardare con più serenità al nostro futuro solo se le famiglie verranno messe in grado di svolgere a pieno titolo la loro funzione di cellula fondamentale della nostra società. Non mi si fraintenda, non intendo suggerire un’ingerenza o un paternalismo di Stato nei confronti della famiglia, ma unicamente che si riconosca la sua fondamentale posizione e funzione sociale, creando le condizioni quadro indispensabili alla sua formazione, alla sua crescita e allo svolgimento delle sue funzioni affettive, educative, e di assistenza reciproca. Questa è la forma di famiglia cui dedicare le migliori attenzioni.
4. Ogni epoca ha i suoi problemi che sembrano angoscianti
più di altri. Secondo lei quali sono quelli che
maggiormente preoccupano i ticinesi, gli svizzeri del
nostro tempo?
Mi sono prefissato i seguenti obiettivi, che dovrebbero contribuire a risolvere quelli che penso siano i problemi più sentiti dai ticinesi:
- un ambiente integro: La politica ambientale a protezione dell'aria, del territorio e dell’acqua a Sud delle Alpi deve passare da un dialogo e un coordinamento decisamente maggiori con i paesi a noi vicini e in particolare l’Italia.
- un’economia competitiva: dobbiamo difendere le peculiarità del sistema economico svizzero, evitare la fuga in un eccesso di regolamentazione a scapito della sicurezza e della prevedibilità delle leggi, mantenere un sistema fiscale attrattivo e in nessun modo rinunciare o indebolire ulteriormente il segreto bancario;
- una fiscalità semplice: dobbiamo semplificare la fiscalità rendendola più trasparente e di più facile comprensione;
- una formazione di qualità: dobbiamo adeguare la formazione alle esigenze dell’economia, per diminuire la disoccupazione giovanile;
- una mobilità efficiente: dobbiamo portare a termine come previsto la rete ferroviaria (soprattutto il progetto Alptransit, assicurando senza esitazioni il suo proseguimento a Sud) e la rete autostradale;
- una socialità equa e sostenibile: dobbiamo favorire i nuclei famigliari tradizionali e punire gli abusi e controllare le spese in campo sociale.
Dobbiamo inoltre giocare in modo molto più deciso e costruttivo la peculiare posizione del Ticino rispetto al resto della Svizzera, all’Italia e all’Europa: dai problemi che ne derivano (pensate all’attuazione degli accordi bilaterali in alcuni ambiti) alle opportunità che la nostra unicità politica, culturale e geografica ci offre.
Sono per una Svizzera aperta, ma autonoma. Dobbiamo proseguire sulla strada degli accordi bilaterali, ma rimanere sovrani ed indipendenti. Propongo per questo una visione globale, che guardi oltre le frontiere nazionali, partendo dal presupposto che la tutela degli interessi del nostro Paese si costruisce in un contesto locale ticinese libero, forte e dinamico. Gli stranieri sono benvenuti, soprattutto quelli bisognosi e quelli desiderosi di contribuire alla crescita del Paese che li accoglie. Tutti devono però rispettare le nostre tradizioni, la nostra fede religiosa e soprattutto le nostre leggi. Desidero affermare la nostra identità cristiana e la ricchezza dei suoi valori anche in politica, senza integralismi ma anche senza falsi pudori. Ho una bambina alla quale, nei tre anni di asilo, non è mai stato raccontato una sola volta di Gesù Bambino e neppure ha mai potuto cantare un canto natalizio.
5. Si sente spesso parlare di assenteismo: è un pericolo
reale, oppure percepisce che esistono ancora stimoli per
la partecipazione alla vita politica in uno stato democratico?
Gli elettori sono a disagio perché per troppo tempo i partiti hanno proposto candidati con profili poco chiari. Spesso i politici parlano a lungo di temi che non interessano la gente, la quale esprime la sua disillusione con l’astensione, e perde così un'occasione importante per contribuire a definire e costruire la società in cui vive. Il pericolo è quindi reale. Questo spiega anche il successo dei partiti collocati agli estremi. In politica, come in un'azienda, sarebbe meglio parlare poco, in modo semplice e chiaro, e proporre soluzioni concrete e realizzabili.
6. Cosa augura ai ticinesi e ai popolari democratici in
particolare in occasione di questa consultazione?
Ai ticinesi e ai popolari democratici auguro che possano continuare a contare sul lavoro di almeno due consiglieri nazionali del PPD, un partito che da sempre contribuisce, spesso con più fatti e meno baccano degli altri, a difendere gli interessi del Ticino e dei ticinesi. Mi piacerebbe inoltre che con i suoi eletti il PPD possa rappresentare le diverse correnti che lo arricchiscono e lo rendono una scelta unica e profilata. Per questo ritengo fondamentale che Filippo Lombardi venga confermato al Consiglio degli Stati.
7. Quali sono le sue aspettative pensando al confronto
che l’attende?
Offro un’autonomia di pensiero e un metodo di lavoro orientato alle soluzioni: i problemi vanno risolti e non solo discussi. Ai cittadini chiedo fiducia per queste idee e questo metodo. Dai miei concorrenti politici e da chi verrà eletto mi aspetto altrettanto. Non sono solo un banchiere e un colonnello, ma un professionista e un cittadino che si pone al servizio del Paese, per idealismo e non per ambizioni di bottega. Se sarò eletto, lavorerò con passione e determinazione, per realizzare una politica di sicurezza che sia presupposto di benessere economico e sociale e garanzia di libertà.
Perché sicurezza è benessere.
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