| |
27.09.2007
La responsabilità sociale delle imprese
Corriere del Ticino
Ho letto con particolare interesse le riflessioni del signor Filippo Guizzardi in merito al tema della responsabilità sociale delle imprese, pubblicate il 20 settembre sul vostro giornale. Dal 2002 sono contitolare di una banca privata. Sono quindi un imprenditore e in tale veste affianco la mia opinione e la mia esperienza a quella del signor Guizzardi, che mi trova perfettamente d’accordo quando dice che la responsabilità sociale dell’impresa si realizza innanzitutto nei confronti “dei propri dipendenti e delle loro famiglie”. Attualmente l’economia attraversa ancora, e nonostante la crisi dei mutui ipotecari, una fase di bel tempo. È però inevitabile che, prima o poi, la congiuntura si rabbuierà e arriverà anche la prossima crisi: appartiene ai cicli della vita, anche di quella economica. Ricordo ancora bene l’ultima crisi, quella che nel 2002 investì con particolare forza il settore bancario. Allora, noi contitolari della banca decidemmo di assumerci la responsabilità sociale della nostra azienda e, contrariamente a quanto fece la concorrenza, decidemmo di diminuire l’utile della banca e lo investimmo nel personale, la nostra principale risorsa: non licenziammo neppure un dipendente. La nostra decisione evitò qualche danno e non scaricò alcuna fattura sullo Stato. Eravamo e siamo tuttora convinti che, a lungo termine, le imprese capaci di assumersi le proprie responsabilità sociali saranno premiate, tanto dal mercato quanto dai loro dipendenti. Se questa è l’assunzione di responsabilità sociale dell’imprenditore, e quindi uno dei possibili contributi alla sicurezza e al benessere del paese, qualè il ruolo del politico? Innanzitutto quello di impegnarsi affinché lo Stato impieghi le proprie risorse non per pagare i danni, ma per realizzare e salvaguardare un livello di sicurezza che permetta, ai cittadini e alle imprese di cittadini, di realizzarsi ed evolvere sul piano personale e sociale. Lo Stato deve quindi proteggere l’individuo, soprattutto a livello preventivo, allo scopo di permettergli di esercitare le libertà individuali ed economiche garantite dalla Costituzione.
In secondo luogo, il politico deve creare e mantenere delle condizioni generali che permettano alle imprese di assumersi la propria responsabilità sociale, e rendere meno interessante possibile la tentazione di scaricare cocci e fatture sulle spalle dello Stato. “Libertà e responsabilità d’impresa” non dovrebbe significare: i profitti sono miei e i cocci della comunità. Allo stesso modo, “Stato sociale” non può e non deve significare assumersi qualsiasi fattura e premiare la mancanza di responsabilità individuale. Entrambi, Stato e impresa, devono e possono dunque contribuire alla sicurezza dei lavoratori e quindi dei cittadini. Questa sicurezza è presupposto di benessere economico e sociale. Lo possono fare sulla base di un principio di complementarietà e non di un rapporto di antagonismo o ingerenza che, alla fine, indebolisce entrambi.
|