10.10.2007
Forum Elezioni Federali - Fiscalità, Economia, Bilaterali
Moderatori: Negli scorsi giorni la presidente della Confederazione Micheline Calmy-Rey ha incontrato José Manuel Barroso, ed è stato deciso di avviare discussioni sulla vertenza fra Berna e Bruxelles in merito agli sgravi fiscali che taluni Cantoni concedono alle holding straniere che si stabiliscono in Svizzera, definiti aiuti di Stato e contrari alle normative UE. Cosa ne pensate di questa trattativa?
Merlini: Ritengo l’argomentazione dell’Unione europea pretestuosa e impropria, giacché i trattati di libero scambio siglati nel 1972 si riferiscono ai sussidi diretti che uno Stato versa ma non a misure fiscali. L’UE, per coerenza, dovrebbe cominciare a prendersela con alcuni suoi Stati membri che, attraverso misure fiscali o sussidi indiretti favoriscono aziende per loro strategiche, ed esigere da loro il rispetto dei trattati di libero scambio. Vi è poi una questione di principio: la sovranità fiscale nel limite dell’ordinamento giuridico svizzero è un fattore di competitività che noi non possiamo permetterci di gettare alle ortiche per i capricci dell’UE.
Moderatori: Il partito socialista era per l’adesione all’UE. Quando l’Unione europea ricatta la Svizzera, come reagisce il PS?
Lurati: Per ora si parla di discussione e non di trattativa. Ritengo che la questione debba essere posta sul piano dell’equità e del rispetto delle regole del gioco di ciascun Paese. Dal momento che vi sono già specificità in Europa che permettono questo tipo di politica, ciò dovrebbe consentire anche a noi di non essere ostaggio dell’UE. Ragionando a livello globale, se vogliamo che le nazioni che ci circondano giungano a livelli di salari e di qualità di vita come i nostri, dobbiamo pensare al fisco anche a livello internazionale e non limitarci ad incentivare l’insediamento di holding straniere che non creano posti di lavoro.
Moor: A mio parere è una discussione che non andrebbe nemmeno fatta. Il rischio, come la storia recente ci insegna, è che quando il Consiglio federale inizia a discutere, poi ci scappa qualche concessione. Parlare di trattamenti di favore mi sembra inopportuno: sono Cantoni che applicano la loro legislazione, nel rispetto del federalismo fiscale. Il problema di fondo secondo me è che l’Unione europea non è fiscalmente competitiva e cerca di sopperire a questa sua mancanza intervenendo su altri Stati quali la Svizzera. La Confederazione inoltre in altri settori è svantaggiata: penso ad esempio al trattamento fiscale di alcuni prodotti finanziari, meno vantaggioso rispetto ad altre piazze finanziarie come Londra o Francoforte.
Isenburg: È interessante il fatto che qualche mese fa l’UE parlava di trattativa, mentre adesso il tutto, grazie all’intervento del Consiglio federale, è stato ridimensionato a discussione, sebbene anche questa sia a mio parere troppo. Bisognerebbe limitarsi a spiegare la nostra posizione, ovvero l’autonomia fiscale dei Cantoni che va protetta. Anche l’UE ha isole privilegiate come ad esempio il Lussemburgo: prima di rivolgersi a noi, che non ne facciamo parte, è opportuno che risolvano questi problemi interni.
Moderatori: Il federalismo fiscale non si discute, ma entro quali limiti? Oggi assistiamo a politiche “selvagge” da parte di certi Cantoni per attirare ricchi contribuenti o aziende. Ciò non falsa il gioco della perequazione?
Merlini: Di primo acchito può urtare il fatto che determinati Cantoni, che si ritrovano in una situazione privilegiata - non necessariamente per loro merito ma solo per la vicinanza a Cantoni delle cui infrastrutture possono beneficiare - hanno riserve per poter portare avanti una politica fiscale aggressiva. Ritengo però che sarebbe una conclusione affrettata il tarpare le ali alla concorrenza fiscale cantonale. Se esercitata nei limiti costituzionali, stimola la competitività dei Cantoni e la loro attrattiva nei confronti di persone fisiche e imprese. Il federalismo fiscale va dunque difeso ma non esasperato.
Moor: Sono chiaramente a favore di una concorrenza fiscale e di una competitività non solo a livello internazionale ma anche all’interno del nostro Paese. La decisione del Tribunale federale di porre paletti a questa libertà dei Cantoni va accettata perché basata sulla Costituzione, ma qualche interrogativo ce lo siIpuò porre: non va dimenticato che vi era una forte decisione popolare alla base dell’introduzione dell’imposta regressiva nel caso del canton Obvaldo.
Lurati: Ci deve essere equità fiscale, che deve tenere conto di tutti gli aspetti, fra cui quello che citava prima Merlini, ovvero i vantaggi che determinati Cantoni traggono dalle infrastrutture dei vicini. Ma se tutti i Cantoni adottassero lo stesso regime che intendeva introdurre Obvaldo, dove andremo a finire?
Moor: Questa è una domanda economica molto semplice: fintanto che il bilancio di quei Cantoni regge…
Lurati: Sì, ma se tutti seguono la stessa via, cosa succede? Il canton Obvaldo voleva introdurre l’imposta regressiva. Due mesi fa si è verificata un’alluvione e questo Cantone si è rivolto alla Confederazione per chiedere soldi, giacché non sapeva come far fronte alle spese.
Moor: Non si può fare un simile esempio!
Lurati: Fintanto che l’infrastruttura regge non vi sono problemi, ma quando ci si priva dei mezzi per intervenire, deve farlo qualcun altro. Il problema, dal punto di vista etico è se sia corretto che chi guadagna molto debba pagare meno imposte di chi guadagna poco. Sono quindi a favore di un’armonizzazione fiscale.
Isenburg: Sono favorevole all’autonomia in ambito fiscale sia dei Comuni, sia dei Cantoni ove è possibile. Se il Consiglio di Stato obvaldese aveva fatto una simile proposta, evidentemente riteneva che potesse essere applicata senza problemi. Non è detto però che un modello applicabile in un Cantone possa essere applicato ad un altro. In Ticino, grazie alle varie misure il gettito fiscale è forte, la gente sta bene; si è così creato un circolo virtuoso. Il federalismo fiscale non va però spinto all’eccesso, penso ad esempio al caso di Johnny Halliday: è giusto attirare i super contribuenti ma non bisogna esagerare negli sgravi fiscali, altrimenti rischia davvero di crearsi un’iniquità.
Moderatori: Fosse possibile, sareste favorevoli anche
ad un’imposta regressiva?
Isenburg: A livello di principio non sono particolarmente a favore. Il tutto andrebbe studiato, ma dal momento che il Tribunale federale l’ha definita anticostituzionale, non vi è più nulla da fare.
Moor: La soluzione migliore, a mio avviso, sarebbe la flat tax, ovvero un’aliquota percentuale uguale per tutti. È un buon compromesso fra la situazione attuale e la proposta di un’imposta regressiva; si dovrebbe andare in questa direzione.
Merlini: Vedrei bene un sistema di flat tax fondato su due o tre aliquote lineari, perché bisogna tenere comunque conto dei redditi alti. Penso ad esempio ad un’aliquota fino ai 100mila franchi di reddito, una seconda per quelli fino ai 200mila e una terza per i redditi superiori. Se però si abbandona il sistema di un’imposizione progressiva, per una questione di equità nei confronti delle fasce più deboli, bisogna fare in modo che la miriade di riduzioni che conosce l’attuale sistema fiscale si riducano sostanzialmente e che vi possano fare capo solo determinate fasce di reddito. È un po’ il sistema easy swiss tax, un modello molto interessante proposto dal mio partito, anche se non si riuscirà mai a realizzarlo, visto che implicherebbe una radicale diminuzione di personale nelle amministrazioni cantonali, ma che avrebbe però il grosso vantaggio di semplificare la situazione estremamente complicata attuale.
Lurati: Se pensiamo ad una unificazione e ad una semplificazione del sistema, la flat tax come ragionamento ci può stare, però questa dovrebbe apportare una serie di accorgimenti che vadano anche nella direzione di imposizioni uguali per tutta una serie di altre cose, penso alla cassa malati o ad altre tasse non funzionali al reddito come quella sull’acqua potabile, ecc.
Moor: Mi scusi ma i suoi esempi mi lasciano esterefatto. Prima per argomentare il bilancio di un Cantone usa una catastrofe naturale…
Lurati: Perché è successo due mesi fa.
Moor: Ho capito, ma allora è come se io chiedessi ai dipendenti di mettere da parte soldi per sopperire ad un’eventuale disgrazia in famiglia. Inoltre lei mescola prodotti con tasse.
Isenburg: Sulla semplificazione del sistema fiscale sono perfettamente d’accordo e concordo con Merlini sui problemi che ci potrebbero essere. A livello federale però qualcosa si sta muovendo: il Parlamento haIaccolto una proposta UDC che prevede di abbassare l’imposizione sugli utili delle imprese.
Lurati: Sempre alle Camere federali non è invece passata quella per l’esenzione dei redditi bassi. Merlini: Sull’attenuazione della doppia imposizione dei dividendi invece pende ancora la spada di Damocle del referendum. La riforma due delle aziende purtroppo non è ancora giunta in porto; è un peccato perché ritengo che questa misura, accompagnata dall’attenuazione fiscale delle liquidazioni parziali indirette delle imprese, ha permesso di fare un passo nella giusta direzione, che ora rischia però di naufragare.
Moderatori: Noi siamo la terza piazza finanziaria del Paese, ma le banche ad esempio, pagano abbastanza in Ticino?
Merlini: Non si può fare un discorso generalizzato. Alcune banche effettivamente pagano molte imposte nel nostro Cantone; ce ne sono altre invece che potrebbero pagarne di più, lo stesso discorso vale anche per i grossi distributori. Questo è però un problema di riparto intercantonale che andrebbe rivisto.
Moor: In base al numero di impiegati e alla massa gestita i Cantoni si mettono d’accordo su quanto debba essere versato a livello di tasse nel singolo Cantone. Di per sé si tratta di una chiave matematica che lascia poco margine di scelta, giacché molto legata alla produttività che può fluttuare.
Lurati: Il problema è quello iniziale: se vi fosse un sistema fiscale unificato, pagare le imposte a Zurigo o in Ticino non cambierebbe nulla. Altrimenti ci sarà sempre qualcuno che andrà a cercare il Cantone che offrirà la miglior competitività, non solo a livello di tasse ma anche di prestazioni.
Isenburg: La forza della nostra piazza finanziaria va difesa a denti stretti. Non ci si deve però limitare all’aspetto fiscale, vanno considerati anche altri tipi di indotti, come ad esempio i posti di lavoro creati.
Merlini: Sul fatto che sui criteri di riparto intercantonale vi sia un margine di manovra, mi sembra che siamo tutti d’accordo. Nel limite del possibile si dovrebbe quindi operare in questa direzione. Moderatori: Sempre a livello fiscale esistono ancora problemi di disparità: il sistema attuale discrimina le coppie sposate rispetto a quelle che convivono. Una disparità attenuata a livello federale ma non ancora eliminata. Le proposte avanzate sono l’imposizione individuale o lo splitting parziale. Quale la misura migliore a vostro giudizio?
Merlini: Senza dubbio l’imposizione individuale che non penalizza le scelte di vita.
Moderatori: Fattibile e realizzabile in quanto tempo?
Merlini: Si tratta di una soluzione di medio-lungo termine. Nel frattempo sono favorevole a qualsiasi misura che migliori la situazione.
Moor: A me piacerebbe invece vedere un miglior trattamento per le coppie tradizionali e sostengo quindi la proposta PPD dello splitting parziale. Attualmente la tassazione dei coniugi prevede l’accumulo dei redditi. Lo splitting parziale permetterebbe alle coppie sposate una vera libertà nella programmazione della propria vita famigliare e professionale.
Lurati: Personalmente non sono contrario ad una tassazione individuale, visto che non dipende dalle scelte del singolo, a patto però che siano garantiti criteri di equità.
Isenburg: In generale qualsiasi misura per sgravare la coppia classica, composta da un uomo e una donna, è ben accetta. In più visti i problemi di scarsa natalità, sarei favorevole a incentivi per i figli.
Moderatori: Da alcuni anni sono entrati in vigore gli accordi bilaterali con l’Unione europea: da allora si è registrata una ripresa dell’economia elvetica. Qualcuno ne deduce che necessitiamo del libero mercato. Concordate?
Merlini: Certamente. La congiuntura internazionale influisce sulla nostra economia. Il nostro è un Paese votato all’esportazione, con un’economia ampiamente integrata nei mercati internazionali: è quindi evidente che traiamo parecchi vantaggi da questi accordi bilaterali. Contrariamente a quanto dice Bignasca e l’UDC, anche il Ticino ne ha tratto beneficio. L’esempio che viene sempre fatto del presunto aumento dei frontalieri che creerebbe maggior disoccupazione nel nostro Cantone è sconfessato dalle cifre. La paventata invasione di idraulici polacchi o brianzoli non si è
verificata. Sussiste inoltre ancora un problema di manodopera in settori in cui di lavoratori ticinesi non se ne trovano come nella sanità, nell’edilizia, nel settore alberghiero, ecc. L’equazione apertura uguale più disoccupazione non sta in piedi.
Isenburg: La crescita economica si registra a livello mondiale: non sapremo però mai se questa crescita è dovuta agli accordi. Di sicuro la via bilaterale è un metodo per approfittare della crescita internazionale, per non entrare nell’UE e non subire rappresaglie. Noi siamo per un’economia aperta…
Merlini: Ma vi siete opposti agli accordi bilaterali…
Isenburg: A questi accordi. In Ticino è vero che la disoccupazione è calata, che alcuni settori abbisognano di manodopera, ma se a livello nazionale ne abbiamo anche beneficiato, nel nostro Cantone la situazione è diversa, in particolare per la libera circolazione delle persone. La reciprocità con l’Italia non è ancora data: non è normale che avvocati, ingegneri, dentisti, o le ditte stesse non riescano ad entrare nel mercato italiano.
Lurati: Voi vorreste il panino e il soldino ma se è stata scelta la via bilaterale, qualche concessione va fatta. La crescita economica nell’ultimo semestre è stata ancor più favorevole in Ticino rispetto al resto del Paese, un fatto dovuto a una serie di fattori e non solo ai bilaterali. L’aspetto essenziale è chi deve approfittare degli accordi: finora, stando alle statistiche, ne hanno approfittato le aziende, che hanno incrementato i loro utili. Con un’elevata offerta di manodopera,
per semplice legge di mercato, si fa pressione sui salari: è questo il problema da affrontare. Le misure di accompagnamento alla libera circolazione delle persone permettono di evitare il dumping salariale: in alcuni Cantoni, come il Ticino, il lavoro delle commissioni tripartite funziona.
Moor: Sono d’accordo sulla congiuntura di base positiva per tutti: per valutare gli effetti dei bilaterali bisognerà quindi attendere la prima fase di congiuntura negativa. I bilaterali però non vanno pensati in senso stretto, cioè solo con l’Unione europea. La Svizzera persegue la via bilaterale anche con altri Stati. Importante è il come questi accordi sono conclusi, ovvero non a nostro sfavore e rispettando la reciprocità. La competitività svizzera, stando alle statistiche, è migliorata in questo periodo, ma è solo grazie ai bilaterali? Non dimentichiamo che a livello di Parlamento e di Consiglio federale negli ultimi anni sono state fatte scelte più liberali che forse hanno contribuito a questo risultato. Da ultimo non va tralasciata la formazione che permette di rispondere a determinate domande di manodopera.
Moderatori: Il futuro è il bilateralismo fra blocchi: se siamo isolati in Europa, il nostro bilateralismo ci permette di viaggiare nel mondo?
Merlini: Noi portiamo avanti numerosi contatti bilaterali con vari paesi nel mondo: si tratta ora di potenziarli, penso in particolare al potenziale di sviluppo di paesi quali la Cina, il Brasile, ecc. A livello di formazione e ricerca penso all’importanza di creare uno spazio di tutela dei brevetti, per un Paese come il nostro che vuole investire nell’innovazione. L’opzione europea non è per domani, per cui non abbiamo alternative alla via bilaterale.
Isenburg: La Svizzera ha sempre portato avanti accordi bilaterali con tutti e questa è la nostra forza. Dal momento che il mercato è aperto, bisogna chiedersi se lo vogliamo completamente aperto o solo in parte.
Moor: La Svizzera deve portare avanti le sue relazioni bilaterali con diverse aree e pensare ad alleanze di libero scambio con tutto il mondo.
Moderatori: Sebbene l’economia sia tornata a marciare, i prezzi in Svizzera sono molto alti rispetto al resto dell’Europa. Che fare?
Merlini: I nostri prezzi sono alti perché la nostra economia è ancora amministrata: più che prezzi si tratta di tariffe, stabilite dall’ente pubblico e dal parastato. Nonostante l’operato della Commissione federale sui cartelli, molto resta da fare e diversi gli ostacoli tecnici al commercio da eliminare. Nell’ambito delle importazioni parallele però bisogna stare molto attenti soprattutto nel settore della ricerca, penso ad esempio alla tutela dei brevetti.
Lurati: Se noi ci tuteliamo coi brevetti, non possiamo poi invocare le importazioni parallele che li aggirano. Su certi aspetti però il sistema cartellare svizzero nonIè stato demolito. Nonostante i tassi d’interesse più bassi d’Europa ad esempio, abbiamo alloggi molto cari. Ciò dipende in particolare da speculazioni sui terreni. Vi sono aspetti incomprensibili: dobbiamo intervenire quindi dove è utile.
Moor: Dal punto di vista economico non mi distanzio molto dall’idea liberale: più libertà sì ma con qualche eccezione in certi settori, come la proprietà intellettuale ad esempio. Lei invece, signor Lurati, mi sembra faccia confusione: gli affitti sono elevati in Svizzera perché costruire una casa qui costa molto di più che all’estero. Se vogliamo ridurre i prezzi, dovremmo anche incidere sui salari dei lavoratori.
Isenburg: Concordo con chi mi ha preceduto. Qualcosa si sta facendo per ridurre i prezzi. Secondo
me però bisogna fare una distinzione fra prodotti e servizi. In Svizzera la maggior parte delle attività è legata ai servizi: è quindi molto difficile che si possano ridurre i prezzi, giacché i margini di manovra sono ormai risicati.
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