14.03.2008
, Inserito da: michelemoor, in Interventi

L'importante è esserci

Popolo e Libertà, 14 marzo 2008

“La politica non si desume dalla fede, ma dalla ragione. In questo senso lo stato deve essere uno stato laico, profano nel senso positivo”: sono parole dell’allora cardinale Ratzinger, che spiegano in modo chiarissimo la natura e insieme la responsabilità della politica: la politica è esperienza profana e del tutto secolarizzata.

Oggigiorno sono percettibili i segni di una secolarizzazione radicale che pretende di portare l’esperienza politica su un piano di totale neutralità di valori e, come conseguenza, di separazione e di sempre maggiore distanza dalla condizione esistenziale degli uomini.
Il relativismo, se diventa la forma di pensiero generalmente accettata, tende all’intolleranza, trasformandosi in un nuovo dogmatismo: la political correctness vorrebbe erigere il regno di un solo modo di pensare e parlare. Il suo relativismo, apparentemente, la innalza più in alto di tutte le grandi vette del pensiero finora raggiunte: soltanto così si dovrebbe ancora pensare e parlare se si vuole essere all’altezza del presente. Mentre la fedeltà ai valori tradizionali e alle conoscenze che li sostengono viene bollata come intolleranza.

Per questo è importante contrapporsi a questa costrizione di un nuovo pseudo-illuminismo, che minaccia la libertà di pensiero e anche la libertà di religione. Il relativismo sta diventando una sorta di nuova “confessione”, che pone limiti alle convinzioni religiose e cerca di sottoporle tutte al suo dogma.

In questa situazione i credenti devono porsi domande nuove, a partire dal “come esserci” di questa sera. Come essere in un periodo difficile e interessante come quello che stiamo vivendo. Più si alza la soglia della laicità (intesa come cultura laicista), più cresce infatti la domanda ai cristiani di dare senso a questo periodo. Purtroppo i cristiani sembrano evitare l’impegno politico o lo accettano non sempre con adeguata preparazione, muovendosi spesso in modo timido e scoordinato.

Chi ha seguito la mia campagna elettorale lo scorso autunno sa che era incentrata su un tema, attorno al quale ho sviluppato il mio programma e i miei interventi: la sicurezza. Sicurezza è benessere. Chi conosce il mio curriculum, in particolare chi sa quale sia la mia attività professionale - sono banchiere privato, socio accomandatario della più antica banca svizzera - pensa immediatamente al benessere economico. Quindi sicurezza come condizione necessaria al benessere economico del sistema, ma soprattutto dell’individuo. Chi invece ha avuto occasione di leggere o ascoltare un mio intervento si è reso conto che per me sicurezza significa benessere a tre livelli: innanzitutto benessere spirituale, solo in seguito fisico ed economico.

Il livello più basso è quello del benessere economico. Il benessere economico si raggiunge indubbiamente in un mercato libero e liberale. A questo livello essere cristiani significa imporre politicamente delle regole al confronto tra stato e mercato, affinché nessuno dei due abbia il sopravvento sull’essere umano, che sta fra i due. Il liberalismo è positivo, se non intacca la dignità umana.

Il livello intermedio è quello del benessere fisico. Il benessere fisico è particolarmente a rischio - come purtroppo ci mostrano ormai quotidianamente eventi tragici - perché la sicurezza limitrofa, quella dei singoli quartieri di molte città occidentali, purtroppo anche ticinesi, diminuisce rapidamente. Anche se il benessere fisico - come spiegherò tra breve - non è scindibile da quello spirituale, a questo livello essere cristiani significa operare politicamente per un aumento della sicurezza, affinché il rispetto dell’essere umano e della sua vita sia al più presto nuovamente garantito. Le leggi devono essere severe e applicate in modo determinato, senza dubbio al limite della carità cristiana, probabilmente senza considerare la carità cristiana.

Il livello più alto è quello del benessere spirituale. Il benessere spirituale sembra il più facile da ottenere, perché la nostra società è sicura al punto tale da permettere ad ogni individuo di vivere liberamente i suoi valori. Ma è risaputo che la libertà è un bene particolarmente difficile da gestire: l’essere umano troppo libero finisce sovente per non approfittare della sua libertà e per non fare niente. Nella fattispecie, di non proclamare, usare e diffondere i suoi valori, quelli cristiani. A questo livello essere cristiani significa operare politicamente affinché i valori cristiani siano nuovamente proclamati, vissuti e diffusi apertamente e senza vergogna nella società.

Politicamente i tre livelli del benessere non sono scindibili, perché l’essere umano raggiunge il suo benessere completo solo in una società caratterizzata da valori forti, come quelli cristiani possono essere. Ecco perché, per raggiungere il benessere, abbiamo bisogno di sicurezza; ecco perché per avere sicurezza dobbiamo partire da valori forti. A breve termine dobbiamo assolutamente impiegare le nostre risorse a favore della sicurezza fisica dell’individuo, ma a medio e lungo termine dobbiamo tornare ad una società basata sul cristianesimo. Mi sembra sempre più evidente che, se vogliamo che la nostra società sopravviva, non ci siano alternative.




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